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*Il Supermarket degli Uomini*

in costruzione

Favoletta precaria ovvero italiani passati e presenti

C’era una volta, nel secolo scorso, un bambino che subito dopo aver fatto la Prima Comunione (nel senso del lunedì dopo), fu mandato a lavorare come garzone con il contratto che vigeva all’epoca: lui lavorava e suo padre passava a ritirare la paga.
Arrivò la guerra e si ritrovò da giovanotto prigioniero in Russia. La guerra finì e tornò a casa a piedi (non è una metafora).
Tornato a casa, sposò la sua ragazza ed andarono ad abitare in affitto in un appartamento che aveva il bagno comune ai condomini del palazzo. Con il suo lavoro di falegname, riuscì a costruirsi una casetta con due appartamenti. Prese la licenza media serale e ottenne un lavoro da bidello.

Suo figlio studiò fino alle superiori, si diplomò e cambiò qualche lavoretto finchè decise di sposarsi. Fece pertanto un concorso comunale e vinse il posto di Dado all’asilo nido.
Negli anni, fece carriera e ottenne un posto in un ufficio pubblico.

Passati trent’anni, la musica è cambiata.

Se fosse nato oggi, non avrebbe potuto seguire questo percorso, infatti:

L’asilo nido è gestito da una cooperativa (non commento. Chi ha provato a lavorarci può capire)
Per lavorare nei nidi ci vuole la laurea (una volta bastavano i tre anni della scuola magistrale, forse).
Quando in Comune un dipendente va in pensione non assumono nessun sostituto.

Le domande che nascono sono davvero tante.
I sacrifici si sono sempre fatti e li faremo, non è un problema.
Quello che spaventa è che se una volta c’era la speranza in un futuro migliore e effettivamente ciò accadeva, ora siam sprofondati in una società fortemente darwinistica dove realmente sopravvive solo chi è più forte.

Ma cambiamo soggetto.

C’era una volta una ragazza che dopo la terza media fece un corso da dattilografa. Ottenne un posto come segretaria ed ora è prossima alla pensione, dopo quarant’anni di lavoro sotto lo stesso padrone.
I suoi figli sono andati al nido e aveva l’aiuto dei suoi genitori, sia materiale che di assistenza.

Oggi non sarebbe stato possibile.
Prima di tutto con la terza media e un corsettino non l’avrebbe assunta nessuno.
Poi il nido, avrebbe avuto accesso? L’avrebbe potuto pagare? Credo di no. E sua mamma, l’avrebbe aiutata? Probabilmente no nemmeno in questo caso: il tempo non l’avrebbe avuto causa lavoro e nemmeno la possibilità economica, sempre causa lavoro.
Perché come accade oggi, non bastano nemmeno due stipendi per vivere tranquilli.

E vedo amici dei miei genitori darmi sorridendo amaramente la notizia del loro pensionamento, come quell’elegante signora, professione operaia, che mi disse: 《Dopo quarant’anni di lavoro, non mi sarei mai immaginata di finire la mia carriera così, cassintegrata in attesa della pensione. Mi sento come se fossi fallita con la mia azienda.》

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