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Acqua, pubblica o privata?

Ho cercato qualche chiarimento per prepararmi al referendum per l’acqua perché,  se al nucleare sono contraria (non per principio, ma se non riusciamo a gestire i rifiuti domestici a Napoli, come faremo per le scorie radioattive?) per l’acqua non capivo alcune cose, per esempio non sapevo che l’acqua fosse pubblica e gratuita, in quanto io pago le bollette ad una spa che non assume per concorso pubblico e mi fa pagare in base a quanta acqua uso.

Il chiarimento migliore l’ho avuto da Wikipedia (in corsivo le citazioni dal sito)

In Italia, la gestione dei servizi idrici è stata affidata a partire dagli inizi del ’900 ad aziende municipalizzate senza scopo di lucro. A partire dal 1990 esse sono state trasformate in “Aziende Speciali”, sempre di diritto pubblico e senza scopo di lucro (e per questo esenti dalle tasse), ma è stata altresì introdotta la possibilità di conferire il servizio a società di diritto privato (ad esempio SpA): queste, indipendentemente dal fatto che siano di proprietà pubblica, mista o privata, sono società giuridicamente “a scopo di lucro” e pertanto soggette alla tassazione degli utili prodotti.

Salvo il caso delle Aziende Speciali che sono “locali” per definizione, negli altri casi spesso si tratta di multiutilities, operanti anche in altri settori (rifiuti, energia ecc). La gestione pubblica ha sollevato da più parti critiche per gli sprechi e la gestione delle risorse umane, in termini di numero e di meritocrazia, che generano perdite sanate dagli enti pubblici con le tasse o tagliando altri servizi ai cittadini, e con rincari indebiti delle bollette.

Le Società di diritto privato, anche se di proprietà al 100% pubblica, possono assumere per chiamata diretta e nominativa, non sono tenute ad un concorso per meriti ed esami come una Pubblica Amministrazione o una Azienda Speciale. Inoltre una società di diritto privato può avere scopo di lucro: è pertanto soggetta a tassazione sui profitti, a differenza delle municipalizzate (oggi Aziende Speciali).

La privatizzazione dei servizi idrici blocca la possibilità di trasferimenti di denaro pubblico agli operatori del settore, a danno del contribuente, ma anche di una moderazione del prezzo dell’acqua alle utenze finali. In presenza di una gestione privatistica, infatti, vige una disciplina antitrust, che sanziona “aiuti di Stato” a imprese private, così come interventi tesi al contenimento dei prezzi. Una gestione affidata in concessione crea un monopolio legale pluriennale, nel quale il soggetto privato ha meno vincoli di qualità e livello di servizio per i cittadini, rispetto ad un intervento pubblico diretto. Tuttavia, un monopolio legale consente, non più a danno dei contribuenti, ma dei consumatori che pagano le bollette, il disconoscimento di logiche di profitto e di efficienza, e il permanere di logiche clientelari, che legano le assunzioni e promozioni al voto e all’impegno politico personale.

In altre parole, se l’azienda è privata, lo Stato non può ripianare le perdite e non può calmierare i prezzi dell’acqua. Se l’azienda è pubblica possono diventare rilevanti i costi del personale e le logiche clientelari; queste non sono escluse in un regime privatistico, dove l’adozione di criteri da azienda pubblica può favorire l’ottenimento dell’esclusiva su un territorio, e di prezzi al consumo e profitti da monopolista. In presenza di un monopolio legale, per una concessione in esclusiva, una proprietà privata ha meno vincoli per non garantire un servizio universale adeguato.

L’onerosità e non replicabilità delle infrastrutture idriche rappresentano una barriera all’ingresso di nuove imprese, e alla creazione di un libero mercato, composto da molti operatori del settore in concorrenza tra loro.

Quindi cosa è meglio fare? Io ancora non ho capito (anche se ho finalmente capito come funzionano adesso le cose)

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