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Babbo Natale è rosso ma non comunista. Ovvero l’affascinante viaggio della sottoscritta a Politicopoli (capitolo I)

Credo che il primo incontro/scontro con la politica ed il suo roboante mondo dorato (per chi ci sa fare) lo debba a Babbo Natale, immaginario vecchietto dalle mille sfacettature.

Orbene, quando frequentavo la scuola materna ricordo che insieme all’amichetta del momento avevo fatto oggetto di culto una tal bambola chiamata “Schicchera“  (la mia preferita era la castana con il vestito giallo, fin da piccola ero una schifosa romantica che amava l’estetica di ispirazione country).
Ovviamente finì in cima alla lista natalizia di entrambe.
Nonostante non avesse nulla di ché a parte un’estetica decisamente gradevole, costava 80 mila lire e a quei tempi non era poco, ma io non lo sapevo: quello che contava era che mi ero comportata bene e mi ritenevo meritevole di essere premiata.
Morale della favola: lei ottenne proprio la Schicchera che piaceva a me mentre io come ogni anno ricevetti in regalo il premio che si vinceva con i punti delle merendine (i miei la sapevano lunga in fatto di risparmio, eh?).
Come se non bastasse, ogni anno per le feste dovevamo donare almeno un giocattolo vecchio ai bambini poveri, i quali nella mia mente erano perfidi rubagiocattoli (la solidarietà non sapevo nemmeno dove stesse).
Ogni volta mi chiedevo perché dovevo pensarci io ai regali per i bimbi poveri e non lo faceva Babbo Natale. In più a me portava sempre dei regali, come dire, alternativi, mentre ai miei compagni (che stranamente facevano più giorni di vacanza, i cui genitori avevano auto di cilindrata superiore a quella di mio babbo eccetera) che mi facevano tra le altre cose i dispetti venivano accontentati in tutto.

Imparai in questo modo l’esistenza delle classi sociali, del fatto che non basta essere buoni perché le cose vadano come vogliamo (ci vogliono soldi, una valanga di soldi) e, sopratutto che non tutto ciò che è rosso è comunista, che nessuno ti regala nulla, e che bisogna diffidare delle promesse dei simpatici vecchietti.

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4 comments to Babbo Natale è rosso ma non comunista. Ovvero l’affascinante viaggio della sottoscritta a Politicopoli (capitolo I)

  • polly

    mannaggia, vedi la storia del natale! Tutti noi ricordiamo una delusione natalizia vissuta con più dolore che la morte della nonna. Io alle bimbe faccio relativamente pochi regali, però ogni volta che vado al Toys sudo freddo, perché so che spenderò il 10% del mio stipendio mensile per sentirmi dire “non era proprio quella la bambola che volevo”. madonna, la democrazia, l’uguaglianza, il sogno americano, e la speranza di rompere il soffitto di cristallo sono la vera tragedia, più delle classi sociali. Penso ci scriverò un post. A proposito: dobbiamo vederci. Baci!

  • admin

    Soprattutto il sogno americano, se si potesse lo citerei per danno esistenziale!!!!

  • O no che brutti ricordi mi tornano in mente leggendo questo post!Mi ricordo benissimo un Natale, avrò avuto 10 anni, volevo tantissimo una bici. Una di quelle bellissime Mountain Bike anni ’80, tutta colorata di fixia, giallo fosforescente e tutti quei bei colori sobri.La sognavo di notte!
    Finchè arriva la mattina di Natale e trovo…una Graziella. Bordeaux.Troppo alta per me.
    Risposta di mia mamma “Eh ma così ti dura anche per i prossimi anni”.:(

  • admin

    Credo che per parecchia gente sarebbe stato meglio che per Natale non ci fosse stata l’usanza dei regali… :(

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