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Una femminista alle elementari: Ovvero l’affascinante viaggio della sottoscritta a Politicopoli (capitolo II)

Avvertenze: prima di leggere questo post leggetevi quest’altro se non l’avete fatto ancora.

Bene, eravamo rimasti alla scoperta delle disuguaglianze sociali scoperte alla scuola materna; alle elementari scoprì che esistevano le discriminazioni su base sessuale e mi ritrovai ad essere una baby femminista senza sapere che esistesse il femminismo.

Il problema nacque dalla lista degli alunni della mia classe: ordine alfabetico, prima i maschi e poi le femmine, in questo modo il ragazzo col cognome che iniziava per Z superava me di sei posizioni (eravamo infatti in 15 in classe perché un compagno era disabile ed aveva la sua insegnante di sostegno sempre, adesso sarebbe davvero una situazione fantascientifica ma non perdiamoci in queste questioni…)che con la mia S diventavo l’ultima. Ed io l’ultima non volevo essere perché la S veniva, viene e verrà sempre prima della Z.
Come mia consuetudine mi misi a piangere perché non capivo il motivo di questa retrocessione. La mia maestra (una santa donna, a ripensarci. Io con una alunna piangulona com’ero avrei avuto meno pazienza sicuro!) mi chiese cosa c’era che non andava nella lista ed io le feci presente che la S è prima della Z e non capivo perché i maschi e le femmine avessero liste separate con i maschi prima. Lei rispose semplicemente che il preside voleva così. (Il preside, che ne frattempo è deceduto, pace all’anima sua, era una sorta di Babau, letteralmente: me lo ricordo alto, senza sorriso e con i suoi perenni occhiali neri, non scuri, proprio neri sia montatura che lenti. Sono convinta che in cinque anni di elementari non sono mai riuscita a vedergli gli occhi.)
Io replicai che la motivazione mi pareva alquanto debole (non mi sono espressa proprio così, ma il senso è questo) e che sarebbe stato auspicabile “fare un misto” (tra le virgolette, testuali parole. Mi ricordo tutto perfettamente nonostante siano passati più di vent’anni!!!).
Pronunciate le mie intenzioni da baby rivoluzionaria paladina dei diritti delle donne, anzi, delle bambine (le bambine hanno diritto ad essere inserite nella lista alunni in base alla lettera del loro cognome e non in base al loro sesso), ecco che la folla (classe) esplode… in una sonora risata (!).
Credo che sia stata una delle delusioni più brucianti della mia vita, non tanto per il fatto che le mie rimostranze non fossero state prese in considerazione, quanto perché nessuno dei miei compagni aveva capito cosa volevano dire: alle parole “fare un misto” risero all’insegna di “fare un fritto misto”.
Ancora oggi non capisco il nesso tra quello che ho detto e la ragione per cui la classe scoppiò in un boato di ilarità (ricordo benissimo che ridevano della grossa). Morale della favola, ovviamente piansi (mi pare piangessi tutti i giorni, più volte al giorno…) mentre tutti ridevano.

Imparai così che le opinioni di un’alunna erano polvere, che chi comanda ha sempre ragione e il popolo è bue.

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1 comment to Una femminista alle elementari: Ovvero l’affascinante viaggio della sottoscritta a Politicopoli (capitolo II)

  • polly

    non so se erano più cretini i tuoi compagni a ridere, o se il preside ad imporre certe assurdità. bah.

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