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Piccoli militanti crescono: ovvero l’affascinante viaggio della sottoscritta a Politicopoli (capitolo III)

Avvertenza: prima di leggere questo post leggetevi questo e questo.

Se la memoria non mi inganna, il primo approccio con un militante politico lo ebbi alle elementari. Immaginatevi la scena: la maestra ci aveva appena annunciato che saremmo stati a casa in occasioni della trasformazione in seggio elettorale della nostra classe. Erano le comunali, si votava per il sindaco. Tutta felice mi rivolsi alla mia compagna di banco: “Che bello che si vota!” e lei:  “Beh, ma va poi bene il sindaco che c’è già!”
Non vi dico l’esito delle elezioni tanto l’avrete già capito.

Alle medie, invece, ebbi l’occasione di discutere con un autodefinitosi “pidiessino” (caspita, mi sembra di parlare di un periodo troppo arcaico…), eravamo in pulman in direzione l’Italia in miniatura, credo.
Come al solito, cercavo di attirare l’attenzione dei vicini raccontando storie racappricciosamente reali, quel giorno era il turno dei problemi vicinali di una mia parente anziana, ero sicura che dopo gli insulti e i dispetti sarebbero passati presto ai fucili (la caccia era molto di moda nel dopoguerra e i fucili dei defunti mariti abbondavano da quelli parti.)
Mentre mi stavo beando delle occhiate costernate dei miei ascoltatori, ecco che il “baby pidiessino” mi fece la fatidica domanda: “Ma chi governa in quel paesello?” Io: “La sinistra, credo.”
Il suo grazioso visetto si allargò in un sorrisone: “Tranquilla, presto si risolve tutto, allora.”
Non so che cosa mi spinse a tacere, a non rivelare quella parte della verità che avrebbe riacceso l’interesse ma avrebbe inferto uno squarcio al cuore del giovane militante. In effetti, non era da me non sfruttare un’occasione per traumatizzare qualcuno, forse ero rimasta colpita dalla sua cieca fiducia in una manciata di simpatici vecchietti (se vi ricordate, io dopo la faccenda di Babbo Natale ho sempre provato diffidenza per le promesse degli uomini anziani…) che non ho voluto rompere la sua fanciullesca illusione.
Il fatto era che da quando era caduto il fascismo la sinistra era stata sempre al potere e lo è attualmente.  Nonostante ciò, i problemi vicinali sono sempre gli stessi, anche adesso.
Mi chiedo per chi voti ora che è adulto il ragazzo in questione, finita la scuola non l’ho più rivisto.

Passiamo ai militanti incontrati alle superiori.
Escludendo quel ragazzo che ostentata una “comunistitudine” esagerata e palesemente fasulla (tra parentesi, sbavava dietro alla ragazza di cui vi parlerò in seguito), voglio sottoporre all’attenzione vostra la “baby finiana” e le sue amiche. Si davano appuntamento “al bar del Duce” (posso dirlo? Aiuto!) e avevano gli accendini di Alleanza Nazionale con slogan tipo “è un FINImondo” e cose così (dai però questa è carina) . Militava, ma in soldoni di politica “concreta” non ne parlava mai.
Anche lei finita la scuola non l’ho mai vista e rimane il dubbio: oggi voterà PDL o FLI?

Ai politicanti trovati all’università dedicherò il prossimo capitolo.

Questi tre fanciulli avevano una caratterista comune: una fede politica che coincide con quella dei genitori e la totale adesione agli stereotipi legati alla loro fazione, come se quelli di destra ancora si salutassero col braccio disteso e quelli di sinistra col pugno chiuso. (Non lo fanno più, vero? Vero?! VERO?!)
Più che per un partito sembrava quasi che appartenessero ad un qualche fanclub musicale, non ricordo nulla che andasse oltre al “siam meglio noi, voi siete brutti e puzzolenti”.
Ad ogni modo, è comprensibile: stiamo parlando di bambini o di ragazzi molto giovani quindi non giudichiamoli (per ora. Aspettate nel prossimo capitolo, quando saran cresciuti!!!!)

In più tra le righe, ecco il presagio: “Perché cambiare sindaco?”
Ma per fortuna che ora la legge prevede solo due mandati!!!!!
Sono altamente contraria ai sindaci-monarca, cosa che qui da me è davvero troppo diffusa. Non aggiungo altro.

Morale della favola: elezioni made in Bulgaria e tale padre tale figlio.

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