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*Il Supermarket degli Uomini*

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Voglia di emigrare ovvero quando il futuro è un infinito muro nero.

Ieri sera ho visto “Presa diretta” ed era meglio se non lo guardavo.
Beata ignoranza è proprio il caso di dirlo.
C’erano dei neolaureati con super titoli e anni all’estero a cui proponevano solo stage non retribuiti senza prospettiva di assunzioni, cosa ne sarà di me che ho una misera laurea triennale in una facoltà umanistica?

Mia madre tornò a lavorare quando facevo le superiori, da quando aveva partorito aveva lasciato il lavoro.
Fu assunta dopo meno di un anno di ricerche in una cooperativa di servizi alla persone (pulire il sederino ai nonnini) senza che avesse esperienza o qualifica. In seguito tramite la cooperativa le fecero fare il corso e si qualificò: aveva più di quarant’anni.
Circa dieci anni dopo o poco più, con un corso di animatrice sociale (mia madre non potè occupare il posto di animatrice nella struttura in cui lavorava perché non aveva il corso) feci domanda alla stessa cooperativa.
Risposta: se avranno bisogno di me, mi chiameranno.
Mi hanno chiamata? No.
A pulire il sederino ai nonnini, specifico.
Chissà perché.
Forse perché non sono qualificata (c’è un corso professionale di mille ore da fare con test di ingresso, pochi posti e tantissimi canditati).
Eppure io sono capace di cambiare pannoloni, ho due figli e so come si puliscono i sederini, non credo che con un nonno sia tanto diverso (farà più schifo, forse, ma pazienza.)
Non potrei nemmeno cambiare i pannolini ai bambini del nido, per fare la dada ci vuole la laurea e poco importa se sono mamma ed esperienza ne ho, mi manca il pezzo di carta che mi dice tu puoi (e molte volte nemmeno quello serve).

Ora, ditemi voi, come posso immaginare il mio futuro, dal momento che le prime cose che tagliano sono gli aiuti ai poverazzi?
Se qualche tempo fa contavo sulla pensione sociale adesso conto sullo sparire per non essere poi di peso ai miei figli, da vecchia.
Esatto sparire, non morire. Perché il funerale costa e parecchio.

Fortuna che abito in campagna, un ovetto al giorno ce l’ho, ma chi abita in città?
Meglio non pensarci.
Devo smetterla di guardare i programmi di denuncia sociale, poi la notte non dormo e il giorno dopo scrivo post cupi nel blog.
E ci sarebbe tanto bisogno di allegria e di speranza.
Allora sogno di emigrare, ma ho paura.
Perché vedo come sono trattati gli stranieri qui ed ho paura di fare la stessa fine, almeno qui ho da mangiare e un tetto.
Allora bisogna portare l’estero qui da noi, nonostante tutto crearsi una piccola oasi e aiutare chi non può farlo.
Siamo tutti sul Titanic che affonda, non conviene spintonarci per salire sulle scialuppe, non sono per noi poveretti di terza classe. Dobbiamo restare uniti e aiutarci, forse così potremo sopravvivere o addirittura vivere.

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2 comments to Voglia di emigrare ovvero quando il futuro è un infinito muro nero.

  • Come ti capisco! anche a me succede ogni volta che vedo questi programmi.
    Diplomata perito aeronautico,impossibile trovare lavoro nel ramo.Ho fatto di tutto,tranne la escort e la ladra.
    Poi a 30 anni anche io sono finita a pulire il sedere ai nonnini.Credimi, ci sono cose ( meno puzzolenti) che mi fanno molto più schifo.Poi ho deciso: divento infermiera! a 38 anni sono infermiera col massimo dei voti,a 40 caposala.
    Poi mi ammalo di parkinson, e ora mi rittrovo ( a 54 anni) in cassa integrazione.A fine anno scade, alla pensione non ci arriverò mai ….ho un figlio disabile al 100% a cui stanno tentando di togliere anche quel poco a cui ha diritto….. Meglio sarebbe non pensare,ma come si fa?
    Ciao
    Nevepioggia pubblicati di recente..Botta e rispostaMy Profile

  • admin

    Hai avuto un gran coraggio a reinventarti infermiera e concordo con te, c’è molto peggio che assistere i nonni. Purtroppo non so perché ma mia mamma è riuscita ad inserirsi nel ramo e io no….

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