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*Il Supermarket degli Uomini*

in costruzione

Perché sono bravissimissimissima a scrivere, ovvero il Segreto e la Risposta Tuttinuno.

Ho la lavastoviglie intasata e le Polo nere del marito che si sbiadiscono.
Questi sono i veri problemi della vita, altro che crisi e crolli “borsaioli” vari.

Detto ciò, vi starete chiedendo che cosa mi sono fumata questa volta per autoesaltarmi nel titolo del post. Quello che mi fumo tutte le sere, gente: assolutamente nulla.
Cosa posso farci, è che sono trolla dentro.

C’era questa scrittrice famosa che, in un’intervista, ha rivelato il segreto del suo successo: scrivere le viene naturale, esattamente come starnutire.

Le sentite? Queste sono le risate dei vari blogger in giro per la rete. Ormai questa fanciulla è soprannominata colei che scrive a suon di starnuti.

Avete capito, adesso? No?

Beh, dovete sapere che è circa un mese che mi sto ammazzando di raffreddore, arrivato tempestivamente a occupare il posto appena lasciato vuto dall’allergia ai pollini, la quale darà nuovamente il cambio al ritorno della primavera.
Gioite con me!
Tanti starnuti, tanti libri!

Detto ciò, domani sera farò una lettura tratta da “Il Supermarket degli Uomini”, disponibile un po’ dappertutto, se lo volete acquistare.
Mi trovate in via dello Scalo 21/3 a Bologna presso La Terrazza, in occasione di EdibO, una serie di eventi organizzati dagli editori bolognesi.
Se continuo come sto facendo, domani sera creperò starnutendo sarò dispensatrice di libri emozionanti.
Imperdibile, ehccì!?

AAA cercasi assunzione di responsabilità, anche di seconda mano. Ovvero: quanto dobbiamo aspettare prima che l’arrampicata sugli specchi diventi disciplina olimpica?

Non so se ve ne siete accorti, io sì, fatto sta che nessuno (se non rare eccezioni) ammette di aver sbagliato e (caso ancora più remoto) chiede scusa.

Credo che la tendenza a negare l’evidenza/ scaricare la colpa su altri sia intrinseca nel DNA umano.

Ma partiamo dal principio.
Sì, partiamo proprio da Adamo ed Eva.
La storia la conosciamo tutti, forse quello che non abbiamo mai notato è che nessuno dei due pronuncia la fatidica frase “Ho fatto una boiata colossale, scusa.” ma si prodigano in un roccambolesco scaricabarile che, tramandandosi di generazione in generazione è di un’attualità pazzesca.

Non è colpa mia, è stata Eva.
Non è colpa mia, è stato il serpente.

Oggi possiamo ritrovare le stesse parole in “Non è colpa mia se l’ho violentata, è lei che mette la gonna troppo corta”
E ancora “Non è colpa mia se ho rubato, lo fanno tutti”
Con le dirette derivazioni: “Non è come sembra” “È tutta una montatura per danneggiarmi” “Non ci vedo nulla di male” “Era consenziente” “Chiedo la perizia psichiatrica” eccetera eccetera eccetera.

Lo sentite anche voi questo stridìo?

Basterebbe solo un “Ho fatto una sciocchezza, scusate” per salvare il salvabile.

Se si è nel torto, perché continuare a insistere del contrario?
Credo che se chi sbaglia dicesse la verità sinceramente, ammettendo le proprie miserie che SONO COMUNI A TUTTI GLI ESSERI UMANI, le cose (se risolvibili) starebbero in maniera diversa, un po’ in tutti i campi.
E comunque: le debolezze umane NON SONO UNA GIUSTIFICAZIONE per un comportamento scorretto, ma ammettere i propri errori sono un piccolo primo passo.
Il secondo è il pentimento sincero, seguito dal desiderio di rimediare in qualche modo.

Ma forse chiedo troppo.

Quando la realtà è peggio di una soap, ovvero O_O””””

*parte la sigla*

Adesso che siete entrati nel clima giusto, possiamo iniziare.

C’era una volta una ragazza che scriveva su EFP e non solo.
Questa ragazza aveva stretto tante amicizie, aveva un blog, partecipava ai socialnetwork e alle varie iniziative in giro per il web.
Nessuno l’aveva mai vista e nessuno avrebbe mai potuto sospettare che fosse un FAKE, finché un bel giorno vene messa in giro la voce che in realtà era una famosa giornalista  della sua morte.

La gente è impicciona, si indagò e vennero fuori particolari sempre più interessanti come un bollino SIAE con il nome della famosa giornalista sul libro della ragazza in questione il fatto che nessuno, nel paesello in cui la ragazza aveva sempre detto di abitare, sapeva di una ragazza morta di cancro in quel periodo.

Per chi non l’avesse capito, sto parlando del caso Lara Manni Kar85 che impazzò su EFP ormai parecchi anni fa.

Cioè gente, ci vuole parecchio impegno per metter su un fake fatto bene.
Bisogna essere superattenti ad ogni dettaglio, ma non solo.
Di fatto, è come essere una seconda persona e non so voi, ma io di tempo per gestire la mia unica identità che è questa, ne ho davvero pochissimo, figuriamoci due!
Per questo credo che un fake non sia mai mosso da una persona sola ma da un gruppo. Diciamocelo, chi ha il tempo per vivere due vite parallele contemporaneamente?
Di stare on line 24/7 sia con l’identità ufficiale e con quella del fake?

Però qui parliamo di un sito frequentato principalmente da studenti delle superiori e dell’università, categorie di persone che di tempo da buttare in teoria non l’avrebbero ma in pratica… beh, abbiamo avuto tutti vent’anni, no? Anche io a quell’età facevo le tre di notte su MSN…

Perché un FAKE è una roba da bambini cresciuti: gente che ha l’intelligenza per creare un personaggio fittizio MA non ne ha abbastanza per capire che è una minchiata perdita di tempo inutile.

Che differenza corre tra usare uno pseudonimo e un fake?
Semplice: lo pseudonimo sei tu nascosto, il fake è una sfilza di panzane a raffica come quella del “non serve avere appoggi per pubblicare con le grandi case editrici, guarda me!”.
Una bella differenza, come potete notare.

Ma, come ho già scritto, questi sono giochini scemi per young-adult annoiati.
O no?

Ultime correzioni ovvero le ultime parole famose.

Gente, cercate di capire: NON mi sono iscritta a facebook.
Ho detto che non mi sarei più iscritta e infatti NON l’ho fatto.

Chi si è iscritto è il mio libro, non io.

Ecco.

Detto questo, sto rileggendo l’anteprima in ricerca degli ultimi errori e ancora se ne trovano, spero di venirne a capo.

Tra poco andrà in stampa e non so come mi sento, probabilmente sono agitata.
Mi chiedo, chi lo comprerà?

Delusioni ovvero awwwh!

In questo post vi ho annunciato del cessato sogno di pubblicare per la Feltrinelli.
A scanso di equivoci, preciso che ciò non significa che se viene a casa mia il signor Giangiacomo e mi chiede di pubblicare con lui lo caccio a pedate, solo che non mi concentrerò su quella casa editrice a tutti i costi, è solo una delle tante.

Detto ciò, in cosa sono rimasta delusa? Della community Il Mio Libro che a mio avviso è una trappola spenna-esordienti.
Specifico che ho pubblicato in quel sito un libretto di poesie per vedere come funzionava e l’ho capito fin troppo bene: lascia un commento a me e io lo lascerò a te.

Punto.

Basta.

Finito.

Se ti piace l’anteprima ti iscrivi come recensore e te lo leggi tutto.
Gratis.

Nessuno compra.
TRANNE L’AUTORE.
Che si compra i suoi libri e si sbatte per venderli.

Poi ci sono i serviziucci (a pagamento) tipo la carta da letteta coordinata alla copertina, i biglietti da visita, le matite… Basta pagare!

Infine, la mazzata finale: PAGARE per far vendere il libro, indovinate dove?

ALLA FELTRINELLI, OVVIO!

Te lo dice anche il banner pubblicitario: “Se non ti considerano un vero scrittore, mandali alla Feltrinelli!”

E tu (ovvero io) ti immagini uno scaffale alla libreria Feltrinelli con tutti i librettini de Il Mio Libro da sfogliare.

Invece NO.
Lo devi ordinare, alla Feltrinelli.
Alcuni hanno avuto problemi, altri no, ma non voglio parlare di questo perché personalmente non ho testato la cosa.

Quello che so, però, è che tanto vale comprarlo direttamente dall’autore, almeno il poveretto che si è impegnato a scrivere guadagna di più.

Poi, ecco il miraggio del concorso: chi vince pubblica con la Feltrinelli!
E via, tutti a revisionare il testo!
Il che comprende una nuova edizione e nuove copie comprate dagli autori stessi!

Morale della favola: tutti scrivono, tutti comprano il proprio libro e chi ci guadagna sono i signori che hanno messo in piedi la baracca.

La

trovo

una

presa

in

giro.

 

Esordienti, Espedienti, EFP ovvero come tentare di dimenticare di non esser stata al Salone del Libro

Non pensate che abbia abbandonato il lutto stretto per la mia mancata visita a Torino! Tutt’altro! Però la vita va avanti e bisogna pur distrarsi in qualche modo, così decido di imbarcarmi nella solita impresa strampalata e perfettamente inutile. Questa volta si tratta di scoprire quante persone che pubblicavano sul sito EFP hanno poi pubblicato un libro.

Come cosa sembra piuttosto banale, in effetti lo è PERO’ come nella migliore delle tradizioni, ecco che scoperchio il vespaio.

Ma partiamo dal principio: LISTA DELLE RAGAZZE AUTRICI EFP CON ALL’ATTIVO ALMENO UN LIBRO.
(Preciso che tutto quello che ho trovato è liberamente reperibile su internet)

Lallla/Lalla Usai (La Riflessione) [Bambini /Storie contemporanee]

Sailormoon81/Claudia Loddo (MJM) [Sentimentale]

Flyvy/ Flavia Fogliani (Gruppo Albatros il Filo) [Sentimentale]

Savannah / Virginia De Winter (Fazi Editore) [Fantasy]

Lemming / Laura Schirru (Montag – Ebook Vanilla ) [Fantasy]

Akane /Astrid Basso (SBC Edizioni) [Romantico]

Rosencranz /Lara Manni (Feltrinelli – Fazi Editore) [Urban Fantasy]

Valpur /Ester Manzini (Asengard) [Fantasy]

CaskaLangley /Eleonora Caruso (Indiana Edizioni) [in uscita a settembre]

Si può notare come il genere fantasy vada per la maggiore. Perché?

Altra cosa che salta all’occhio: Lara Manni e Virginia De Winter hanno pubblicato con case editrici famose.
Entrambe le ragazze hanno in comune più cose, oltre all’editore Fazi e a provenire da EF:

  • scrivono fantasy
  • non usano il loro vero nome
  • sono persone molto riservate
  • non vanno alle presentazioni dei loro libri
  • sono state contattate dall’editore che ha letto le loro storie su EFP
  • non hanno proposto a nessuna casa editrice il loro manoscritto di loro spontanea iniziativa si sono affidate ad agenzie letterarie

Altre cose, invece, ne decretano una profonda differenza:

  • A Lara è stato chiesto di modificare una sua fanfiction a Virginia un romanzo originale
  • Virginia esiste, Lara no. Di virginia esistono un paio di immagini, di Lara nessuna

La grande differenza, però, non sta in questo, ma nella polemica che ho scoperto cercando notizie su Lara: pare infatti che sia un fake.

Ora, che sia una persona vera o meno è così importante??

Dopo averci pensato su un po’ posso dire che, sì, è importante, e vi spiego perché.

Non è tanto la disillusione dei piccoli aspiranti scrittori  che sognano di sfondare, ma la delusione (mia di sicuro) dell’ennesimo “inganno editoriale” delle case editrici.
In parole povere sarebbe l’ennesima delusione che mi infligge Feltrinelli, dopo la questione del sito “Il mio Libro” (che mi sono accorta di non aver mai scritto, provvederò a breve).
IL MIO SOGNO ERA PUBBLICARE ALLA FELTRINELLI, ADESSO NO.

Ma, direte voi, dove sta la delusione?
Nel fatto che si cerchi maggiormente il “caso editoriale” perdendo di vista la cosa importante, ovvero il romanzo.

Se le cose stanno come non vorrei che stessero, si è costruito un personaggio estrapolandolo dal “popolino” degli aspiranti autori che, con un romanzo la cui tematica è molto cara agli esordienti (vedi lista) avrebbe dovuto “ciucciare” gli spiccioli degli stessi. Infatti molti hanno comprato il romanzo della Manni semplicemente perché era una di EFP.
E gli utenti registrati del sito (al momento in cui scrivo) sono 144348, per dire. Senza dimenticare il passaparola, eccetera.

Però credo che i loro piani non siano andati come desideravano perché la Manni è stata abbandonata da Feltrinelli, pare con la scusa che non pubblicano fantasy e saghe.
Una scusa più stupida non la potevano trovare.

Successivamente Fazi  ha fatto la stessa cosa, ma realmente: ha preso Savannah, un’autrice con uno stuolo immenso di ammiratrici e il resto è storia.
Anche Fazi ha agito unicamente a suo vantaggio economico cercando qualcosa di nuovo e verosimilmente sicuro, ma almeno non ha creato un siparietto montato.

Ricapitolando: anche se ho seri dubbi, spero vivamente che Lara Manni NON sia una montatura della Feltrinelli e soci. Può anche essere un fake di un fake, l’importante, per me, è che non sia montato dalla casa editrice.

Paturnie Letterarie? Non abbaterti! Pensa a me!

Ho mal di stomaco, sappiatelo. Ovvero ennesimi problemi inutili

E niente, continuo a digitare o anzché i, aspetto che si scaldi il forno per la cena (se vi interessa preparo il salmone con le patate) e bevo caffè per dimenticare.

Dimenticare che il mio libro andrà a Torino (Torino, capite?), che secondo me ho capito male e non glielo portano, che non sarà pronto in tempo o che sarà pronto, ma infarcito di errori e il mio esordio si trasformerà in uno sputtanamento.

Oggi nessuna notizia dalla editor, avrà ricevuto il manoscritto o sarà ancora in vacanza?

Ma vi rendete conto che se fossi una, come dire… fortunata potrei trovare un “pirletto ubriaco” che me lo traduce esportandolo all’estero? Siamo a livello di fantascienza, ma vi assicuro che se vendo una copia in una libreria, senza che mi conosca nessuno sono stracontenta.

Torino, torino, torino ovvero uffa.

In questi ultimi giorni sono stata tutta presa dalla bozza del libro, se ci riusciamo va alla Fiera del Libro di Torino.

Che dire?
Sono contenta? Forse. Da una parte sto saltellando dalla gioia, dall’altra invece sono terrorizzata, prima di tutto perché sono ipercritica nei miei confronti e più rileggo ciò che ho scritto, più mi vien voglia di accendere il caminetto con tutti i fogli anche se ormai ci sono venticinque gradi.
Per fortuna, ho sempre con me il santino di Moccia che mi ricorda che se ha pubblica (ma soprattutto venduto) lui, c’è speranza anche per me. Grazie Fede!!!!

Seconda questione: il libro va, io no.
Perché, direte voi?

SOLDI

Potrei terminare qui il post, ma continuo, per ringraziare Trenitalia per NON avermi dato la possibilità di farmi sputtanare pubblicamente alla Fiera del Libro di Torino.
Sappiate che il biglietto da qui a Bologna mi costa 4,40.
Sappiate che da Bologna a Torino tra Fracciarossa, bianca e beige i prezzi vanno dai 58 agli 84.
Sappiate che questi prezzi si riferiscono alla sola andata.
Sappiate pure che attualmente il mio stipendio mensile si aggira sui 120€ circa.

Sappiatelo.

Se andate a Torino, salutate illibro da parte mia.

Giovannona Coscialunga disonorata con onore, ovvero elementi di sociologia politica italica contemporanea.

Come ben(?) saprete, sono dottoressa in scienze politiche.
Il mio titolo accademico ha lo stesso valore della coda del pavone, puramente decorativo.
Stasera, però, voglio mettere a frutto le mie fatiche (il marito è a un addio al celibato) con questo post.

Tutti conoscono il film “Giovannona Coscialunga disonorata con onore”, ma chi l’ha visto davvero?
In pochi, credo.
E chi ci ha riflettuto sopra in termini sociopolitici?
Solo io, credo (due).

Prendiamo il film.
Togliamo le tette della Fenech e il naso di Pippo Franco.
Ecco il risultato:

Un imprenditore sull’orlo del fallimento, rischia guai causa danni ambientali. Per questo incarica il suo galoppino di corrompere un politico con la merce che “pare” non bastare mai: la gnocca.
Dopo varie peripezie, l’imprenditore nonostante tutto se la cava, il protettore fa carriera e la gnocca si innamora del galoppino, il quale, dopo esser stato licenziato, decide di sfruttare il talento della sua compagna “reinventandosi” un lavoro.

Se Pippo Franco fosse stato assunto con un bel contrattino a progetto, le righe qua sopra sarebbero potute benissimo essere state tratte da un articolo di cronaca del giornale odierno.

E qui c’è da pensare parecchio.
Negli anni ’70, quando uscì il film, non ero ancora nata, dunque non posso sapere come effettivamente era la condizione politica dell’epoca.
Posso solo presupporre che la politica fosse una parodia di ciò che era.
Sono passati più di trent’anni e cosa è cambiato?
A posto del personaggio della Fenech, una giovane arrampicatrice sociale disposta a prostituirsi per qualcosa che chissà se otterrà. Senza dimenticare la plastica nelle tette, ovvio.

Siamo forse la parodia di ciò che eravamo?
No, non credo. Forse allora era il film ad essere profetico?
Fatto sta che in tutto questo tempo non hanno imparato nulla, il film di Giovannona lo spiega chiaramente: chi voleva fregare rimane fregato e non è un po’ di donna avvenente che risolve i problemi. Anzi.

 

Piccola parentesi sul “vietato ai minori di 18″: visto oggi è un film per educande, certe pubblicità sono mooolto più spinte ed esplicite.