Note:
Storia ispirata al diciottesimo tema dei 20 places della writing community "True Colors".

 

Aveva impiegato ore a scegliere il vestito adatto all'occasione, si era fatta persino accompagnare da sua madre in giro per negozi, litigando con parecchie povere commesse, non trovando qualcosa che facesse esattamente al caso suo.
Perché tutto doveva essere perfetto, quel pomeriggio.
Perché se avesse sbagliato anche solo di una virgola, avrebbe precluso un roseo futuro con le persone che contavano nella società o per lo meno, all'interno della sua scuola.
Doveva far parte della Sorority. Fin dalle elementari, aveva sempre ammirato le studentesse più anziane facenti parte di quella prestigiosa associazione. Ricchissime, nobili, bellissime, con i voti più alti di tutto l'istituto, di buona famiglia, davano l'esempio alle altre che le guardavano con ammirazione e parecchia invidia. Ogni ragazza sognava di entrare in quel mondo dorato, di entrare nella cerchia ristretta di chi poteva permettersi d'esser superiore, Mariko di certo non era da meno.
Quasi le era scoppiato il cuore, ricevendo dalle mani di Lady Miya, la presidentessa della Sorority, l'invito alla festa. Sapeva di essere una bella ragazza, si mordicchiava sempre le labbra per renderle più rosse, dal momento che il regolamento scolastico proibiva qualsiasi tipo di trucco ed i soldi certo non le mancavano, dunque aveva tutti i numeri per poter sperare in una candidatura, però...
Però c'era qualcosa che poteva far saltare i suoi piani, qualcosa di scuro e grumoso che intasava un angolino del suo cuore. Ogni giorno cercava di ignorarlo, ma esso era lì e palesava la sua presenza in maniera sottile, a volte, o improvvisa e devastante altre. Suo padre — uno scrittore pornografico — non amava più sua madre. Nulla di così anormale, eppure non era mai riuscita a digerirlo, non riusciva a comprendere un atto ai suoi occhi tanto crudele. Non era il momento di immergersi nelle pieghe della disperazione, se le avevano consegnato l'invito, significava che aveva la stessa possibilità di entrare nella Sorority come le altre compagne, con una famiglia integra e con genitori dalle professioni più ordinarie. Tutto sarebbe dipeso da come si fosse comportata e come avrebbe risposto alle domande e basta. Non avrebbe sprecato l'occasione di far avverare un suo sogno.
Infine, arrivò il fatidico pomeriggio. Mariko si svegliò molto presto, quel giorno e non fece altro che parlare della festa con chiunque. L'adrenalina le scorreva in corpo, era felice. Ne era sicura, sarebbe entrata nella Sorority e con lei Nanako, la sua nuova amica.
Sarebbero state sempre insieme, si sarebbero divertire un mucchio e magari... Magari Nanako avrebbe finalmente smesso di frequentare quella sciocca di Tomoko. Come non sopportava quella ragazza! Non faceva altro che stare sempre appiccicata alla sua Nanako. Non aveva ancora capito che non c'era posto per lei? Nemmeno aveva ricevuto l'invito al party, era una comune popolana. Che stesse con le ragazze del suo rango!

La Sorority House risplendeva più che mai, addobbata a festa. Sui tavoli, pasticcini e salatini di ogni tipo, appoggiati su piatti d'argento scintillante. In sottofondo, una musica leggera pareva come accarezzare i delicati visi delle ragazze che parlavano e ridevano a piccoli gruppi. Alle pareti, quadri antichi dalle grosse cornici dorate, enormi specchi e leggere tende di seta svolazzanti alle finestre. Mariko si guardò attorno, estasiata. Alzò gli occhi al soffitto e notò gli affreschi contornati in oro. Nemmeno nella sua immaginazione avrebbe pensato che la sede dell'associazione potesse essere così splendida.
Proprio degna di tutte queste graziose ragazze, pensò, dando una timida occhiata ad un gruppetto di studentesse anziane.
I loro vestiti dai tessuti preziosi, i loro capelli setosi raccolti in elaborate pettinature, le loro espressioni aggraziate, erano davvero degli esseri umani? Sembravano piuttosto tante fatine, uscite da una qualche fiaba antica. Anche Mariko, presto, anzi prestissimo!, sarebbe diventata una di loro, stimata e invidiata dal resto della scuola. «Ragazze, un attimo di attenzione!» La sala si azzittì, il cuore di Mariko prese a battere freneticamente: stava per arrivare.

«Salutiamo la nostra beneamata presidentessa!»
Lady Miya fece il suo ingresso. Immediatamente, scoppiò un applauso generale. Mariko trattenne il respiro. Allungò il collo per ammirarla in tutto il suo splendore. Vedendola, le luccicarono gli occhi.
Eccola! Cielo, com'è bella! Sembra davvero una regina! Anzi, è la regina. Regina di questo luogo fatato.
Lady Miya scorse velocemente i volti delle presenti con espressione altera. Le alunne del primo anno, incrociando il suo sguardo, arrossirono e lo distolsero. Infine, sorrise.
«Benvenute a tutte le appartenenti alla Sorority e alle aspiranti tali.»
Diede un'occhiataccia fulminante a due che parlottavano a bassissima voce alla sua destra.
«Ora faremo una bella chiacchierata con le nuove arrivate per conoscerci meglio. E, naturalmente, per capire se sia oppurtuna o meno la vostra presenza in questi luoghi...»
Il sangue di Mariko si gelò. Ci siamo!
«Nel frattempo, godetevi il party!»
E così fu.

Mariko cercò di sembrare più rilassata e naturale possibile, nonostante l'enorme carico di tensione. I dolcetti del buffet si mostravano davvero invitanti, eppure il suo stomaco —ermeticamente sigillato— non le permetteva di mangiare nemmeno una nocciolina. Prese un'aranciata che le venne offerta, giusto perché avvertì addosso a sé lo sguardo di Lady Miya. Che non pensasse che non gradisse la festa!
Tentò una fiacca conversazione con una studentessa del secondo anno che conosceva, quando, dopo un'attesa che le parve infinita, arrivò il suo turno. Di colpo la tensione sparì come per incanto, ed eccola lì, la Mariko di sempre: sicura e sensuale. Non le tremò la voce, non tossicchiò per stemperare l'imbarazzo. Rispose con prontezza e grazia ad ogni quesito, senza mai dimenticarsi di sorridere. L'espressione benevola di Lady Miya sancì la fine del colloquio.
«Puoi andare, Shinobu. Spero di rivederti presto, mia cara!» Mariko spalancò gli occhi. Trattenne dentro di sé tutta la sua gioia e la salutò rispettosamente, prima di tornare alla festa.
Era stata presa?
La “chiacchierata” era andata ottimamente e le sue parole di congedo facevano davvero sperare per il meglio! Doveva assolutamente sapere il parere di Nanako!
Un momento, dov'era Nanako? Doveva esser lì anche lei, l'invito l'aveva ricevuto, eppure...
Eppure non l'aveva vista per tutta la festa, e stava per volgere al termine!
Ma che le era successo?
Aveva rinunciato alla Sorority?
Impossibile!
Che le fosse capitato un incidente?
No, non a Nanako, la sua Nanako, non a lei!

Provò ansiosamente a chiedere sue notizie a qualche ragazza, ma nessuno l'aveva vista. Sbirciò in direzione di Lady Miya, il suo volto era visibilmente irritato. La gioia lasciò immediatamente il posto allo sconforto.

Nanako, dove sei?

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