Aveva impiegato ore a scegliere il vestito
adatto all'occasione, si era fatta persino accompagnare da sua madre in giro
per negozi, litigando con parecchie povere commesse, non trovando qualcosa
che facesse esattamente al caso suo.
Perché tutto doveva essere perfetto, quel pomeriggio.
Perché se avesse sbagliato anche solo di una virgola, avrebbe precluso un
roseo futuro con le persone che contavano nella società o per lo meno,
all'interno della sua scuola.
Doveva far parte della Sorority. Fin dalle elementari, aveva sempre
ammirato le studentesse più anziane facenti parte di quella prestigiosa
associazione. Ricchissime, nobili, bellissime, con i voti più alti di tutto
l'istituto, di buona famiglia, davano l'esempio alle altre che le guardavano
con ammirazione e parecchia invidia. Ogni ragazza sognava di entrare in quel
mondo dorato, di entrare nella cerchia ristretta di chi poteva permettersi
d'esser superiore, Mariko di certo non era da meno.
Quasi le era scoppiato il cuore, ricevendo dalle mani di Lady Miya, la
presidentessa della Sorority, l'invito alla festa. Sapeva di essere una
bella ragazza, si mordicchiava sempre le labbra per renderle più rosse, dal
momento che il regolamento scolastico proibiva qualsiasi tipo di trucco ed i
soldi certo non le mancavano, dunque aveva tutti i numeri per poter sperare
in una candidatura, però...
Però c'era qualcosa che poteva far saltare i suoi piani, qualcosa di scuro e
grumoso che intasava un angolino del suo cuore. Ogni giorno cercava di
ignorarlo, ma esso era lì e palesava la sua presenza in maniera sottile, a
volte, o improvvisa e devastante altre. Suo padre — uno scrittore
pornografico — non amava più sua madre. Nulla di così anormale, eppure non
era mai riuscita a digerirlo, non riusciva a comprendere un atto ai suoi
occhi tanto crudele. Non era il momento di immergersi nelle pieghe della
disperazione, se le avevano consegnato l'invito, significava che aveva la
stessa possibilità di entrare nella Sorority come le altre compagne, con una
famiglia integra e con genitori dalle professioni più ordinarie. Tutto
sarebbe dipeso da come si fosse comportata e come avrebbe risposto alle
domande e basta. Non avrebbe sprecato l'occasione di far avverare un suo
sogno.
Infine, arrivò il fatidico pomeriggio. Mariko si svegliò molto presto, quel
giorno e non fece altro che parlare della festa con chiunque. L'adrenalina
le scorreva in corpo, era felice. Ne era sicura, sarebbe entrata nella
Sorority e con lei Nanako, la sua nuova amica.
Sarebbero state sempre insieme, si sarebbero divertire un mucchio e
magari... Magari Nanako avrebbe finalmente smesso di frequentare quella
sciocca di Tomoko. Come non sopportava quella ragazza! Non faceva altro che
stare sempre appiccicata alla sua Nanako. Non aveva ancora capito che non
c'era posto per lei? Nemmeno aveva ricevuto l'invito al party, era una
comune popolana. Che stesse con le ragazze del suo rango!
La Sorority House risplendeva più che mai, addobbata a festa. Sui tavoli,
pasticcini e salatini di ogni tipo, appoggiati su piatti d'argento
scintillante. In sottofondo, una musica leggera pareva come accarezzare i
delicati visi delle ragazze che parlavano e ridevano a piccoli gruppi. Alle
pareti, quadri antichi dalle grosse cornici dorate, enormi specchi e leggere
tende di seta svolazzanti alle finestre. Mariko si guardò attorno,
estasiata. Alzò gli occhi al soffitto e notò gli affreschi contornati in
oro. Nemmeno nella sua immaginazione avrebbe pensato che la sede
dell'associazione potesse essere così splendida.
Proprio degna di tutte queste graziose ragazze, pensò, dando una
timida occhiata ad un gruppetto di studentesse anziane.
I loro vestiti dai tessuti preziosi, i loro capelli setosi raccolti in
elaborate pettinature, le loro espressioni aggraziate, erano davvero degli
esseri umani? Sembravano piuttosto tante fatine, uscite da una qualche fiaba
antica. Anche Mariko, presto, anzi prestissimo!, sarebbe diventata una di
loro, stimata e invidiata dal resto della scuola. «Ragazze, un attimo di
attenzione!» La sala si azzittì, il cuore di Mariko prese a battere
freneticamente: stava per arrivare.
«Salutiamo la nostra beneamata presidentessa!»
Lady Miya fece il suo ingresso. Immediatamente, scoppiò un applauso
generale. Mariko trattenne il respiro. Allungò il collo per ammirarla in
tutto il suo splendore. Vedendola, le luccicarono gli occhi.
Eccola! Cielo, com'è bella! Sembra davvero una regina! Anzi, è la
regina. Regina di questo luogo fatato.
Lady Miya scorse velocemente i volti delle presenti con espressione altera.
Le alunne del primo anno, incrociando il suo sguardo, arrossirono e lo
distolsero. Infine, sorrise.
«Benvenute a tutte le appartenenti alla Sorority e alle aspiranti tali.»
Diede un'occhiataccia fulminante a due che parlottavano a bassissima voce
alla sua destra.
«Ora faremo una bella chiacchierata con le nuove arrivate per conoscerci
meglio. E, naturalmente, per capire se sia oppurtuna o meno la vostra
presenza in questi luoghi...»
Il sangue di Mariko si gelò. Ci siamo!
«Nel frattempo, godetevi il party!»
E così fu.
Mariko cercò di sembrare più rilassata e naturale possibile, nonostante
l'enorme carico di tensione. I dolcetti del buffet si mostravano davvero
invitanti, eppure il suo stomaco —ermeticamente sigillato— non le permetteva
di mangiare nemmeno una nocciolina. Prese un'aranciata che le venne offerta,
giusto perché avvertì addosso a sé lo sguardo di Lady Miya. Che non pensasse
che non gradisse la festa!
Tentò una fiacca conversazione con una studentessa del secondo anno che
conosceva, quando, dopo un'attesa che le parve infinita, arrivò il suo
turno. Di colpo la tensione sparì come per incanto, ed eccola lì, la Mariko
di sempre: sicura e sensuale. Non le tremò la voce, non tossicchiò per
stemperare l'imbarazzo. Rispose con prontezza e grazia ad ogni quesito,
senza mai dimenticarsi di sorridere. L'espressione benevola di Lady Miya
sancì la fine del colloquio.
«Puoi andare, Shinobu. Spero di rivederti presto, mia cara!» Mariko spalancò
gli occhi. Trattenne dentro di sé tutta la sua gioia e la salutò
rispettosamente, prima di tornare alla festa.
Era stata presa?
La “chiacchierata” era andata ottimamente e le sue parole di congedo
facevano davvero sperare per il meglio! Doveva assolutamente sapere il
parere di Nanako!
Un momento, dov'era Nanako? Doveva esser lì anche lei, l'invito l'aveva
ricevuto, eppure...
Eppure non l'aveva vista per tutta la festa, e stava per volgere al termine!
Ma che le era successo?
Aveva rinunciato alla Sorority?
Impossibile!
Che le fosse capitato un incidente?
No, non a Nanako, la sua Nanako, non a lei!
Provò ansiosamente a chiedere sue notizie a qualche ragazza, ma nessuno
l'aveva vista. Sbirciò in direzione di Lady Miya, il suo volto era
visibilmente irritato. La gioia lasciò immediatamente il posto allo
sconforto.
Nanako, dove sei?