Due ragazze si dondolavano pigramente
sull'altalena, l'aria fresca della sera accarezzava, delicata, i loro volti.
«Mariko, ti prego... Torna a scuola, finita la sospensione. Non abbandonare
il Seiran.» La sua espressione preoccupata e i suoi occhi lucidi non
potevano mentire, era sincera: sentiva davvero la mia mancanza. Sorrisi,
dentro di me, compiaciuta. Le rivolsi un'occhiata di sfuggita, poi abbassai
lo sguardo.
«Sei gentile a dirmelo, Nanako. I-io... vorrei tanto tornare, davvero!»
Nanako, se non ci fossi tu, che senso avrebbe tornare a scuola? Tra
quelle serpi? Hai visto anche tu che cosa mi hanno costretta a fare... Ma se
tu sarai con me, quelle perfide arpie non saranno altro che deboli lamenti
in lontananza.
Se solo tu sapessi, immaginassi anche solo per un istante, come la tua
presenza ha cambiato la mia vita, così vuota e sola!
Nanako... nonostante tutto mi sei rimasta vicina. Ti ho ingannata e mi hai
perdonato. Grazie Nanako, amica mia.
Mi lasciai sfuggire un sospiro. Nanako mi guardò, interrogativa. Il momento
era giunto. Frugai nella borsetta, mentre la sua curiosità cresceva
visibilmente. Com'erano graziosi, quei suoi occhioni spalancati e le sue
labbra appena aperte, parevano così morbite e fresche!
Il mio volto divenne improvvisamente calmo e disteso.
«Ah, c'è una cosa che volevo farti vedere...»
Le allungai un vecchio libro, dalla copertina consumata. Lo prese, lo
osservò e mi guardò, senza capire. Socchiusi gli occhi, lasciando che il
debole vento mi avvolgesse e mi desse coraggio.
«È un vecchio romanzo» prosegii. «D-di mio padre...» aggiunsi, a fatica. Ce
l'avevo fatta. Come se un macigno mi fosse scivolato via dal cuore, le
parole mi sgorgarono finalmente libere e leggere. Con gli occhi lucidi,
sorrisi ad un punto imprecistato all'orizzonte.
«Appartiene ad Ichinomiya Takashi... Non ho idea di come facesse a
possederlo, l'importante, però, è ch'io l'abbia letto. Sai, è un romanzo
molto vecchio, mio padre non era ancora famoso: a stento riusciva a
racimolare i soldi per l'affitto, dove aveva iniziato a vivere con mia
madre, da innamorati.»
Faticavo a trattenere le lacrime, ma non potevo fermarmi ora: dovevo
continuare, Nanako doveva sapere ed io... io dovevo condividere la mia gioia
con qualcuno, qualcuno che mi avesse capita.
La vidi aprire il romanzo delicatamente, come se avesse paura che potesse
sbriciolarsi. Una lacrima le scivolò sulla guancia leggermente arrossata.
«Leggilo, ti prego! Voglio che ti renda conto di cosa fosse capace, in
gioventù, a costo di enormi fatiche. Non voleva diventare uno scrittore
pornografico, amava davvero scrivere, sperava in qualcosa di più che non è
riuscito ad ottenere. Ma io...»
Ormai le lacrime scendevano senza controllo, eppure sorridevo, sorridevo col
cuore.
«Io sono felice, sono davvero tanto felice di aver saputo che questo romanzo
bellissimo è stato scritto proprio da mio padre! Io...» non riuscii a
proseguire. Mi sciolsi in un pianto liberatore singhiozzando forte. Mi
coprii gli occhi con le mani; sentii il conforto di Nanako accanto a me. Era
tutto finito. Attorno a noi, i lampioni ed i fiori, chiusi, in religioso
silenzio.
Oh, Nanako, Nanako cara! Come vorrei che tu fosse felice quanto lo sono
io, in questo momento! Non voleva, capisci, non voleva! È rimasto vittima di
un sogno infranto, non voleva! Mi sento leggera, credo di poter volare, si
ne sono sicura! Che importa? Che importa degli sterili pettegolezzi delle
compagne di scuola? La verità, ora so tutta la verità! È tutto finito. E
sono felice, finalmente.